
— Io non ci credo che le persone possano trasformarsi in animali — disse lentamente Esk.
— Ah sì, signorina Intelligentona?
— La Nonnina è grande e grossa. Se si trasformasse in una volpe, che accadrebbe di tutti i pezzi che avanzerebbero?
— Lei li farebbe semplicemente sparire con la magia — ribatté Cern.
— Io non penso che la magia funzioni in questo modo — obiettò Esk. — Non si possono fare accadere le cose così, c’è una specie di… una cosa come l’altalena. Se si spinge giù un’estremità, l’altra va su… — Lasciò la frase in sospeso.
I fratelli le lanciarono un’occhiata.
— Non ce la vedo la Nonnina su un’altalena — disse Gulta. Cern ridacchiò.
— No, voglio dire, ogni volta che accade una cosa, un’altra deve accadere pure… credo — terminò incerta la bambina, evitando un mucchio di neve insolitamente profondo. — Soltanto nella… direzione opposta.
— Questa è una stupidaggine — la rimbeccò Gulta — perché, guarda. Ti ricordi quando l’estate scorsa è venuta quella fiera e ci lavorava un mago che ha fatto apparire dal nulla tutti quegli uccelli e altri oggetti? Voglio dire, è successo così, lui ha detto solo certe parole e ha agitato le mani, ed è successo semplicemente così. Non c’era nessuna altalena.
— C’erano i seggiolini volanti — disse Cern. — E uno stand dove bisognava gettare delle cose alle cose per vincere delle cose.
— E tu, Gul, non hai colpito niente.
— Nemmeno tu. Hai detto che gli oggetti erano incollati agli oggetti così che era impossibile farli cadere, hai detto…
Sembravano due cuccioli. Esk ascoltava distratta la loro conversazione. "Io lo so ciò che voglio dire" pensava la bambina. "La magia è facile. Basta trovare il posto dove tutto si tiene in equilibrio e spingere. Chiunque potrebbe farlo. In questo non c’è niente di magico. Tutte quelle parole ridicole e quell’agitare le mani è semplicemente… è soltanto per…"
