
Si fermò, sorpresa di se stessa. Sapeva ciò che intendeva. L’idea era proprio lì nella sua mente. Ma non sapeva come tradurla in parole, nemmeno a se stessa.
Scoprire delle parole nella propria testa e non sapere esprimerle, era una sensazione orribile. Era…
— Dai, vieni, o staremo qui tutto il giorno.
Lei scosse la testa e si affrettò a seguire i fratelli.
Il cottage della strega consisteva di tante parti aggiunte e tante tettoie che era difficile vedere come doveva essere la costruzione originale. O se mai ce n’era stata una. D’estate era circondato da folte aiuole di quelle che la Nonnina chiamava genericamente "le Erbe": piante strane, fronzute o basse o arruffate, dai fiori curiosi o frutti dai colori vivaci o baccelli sgradevolmente rigonfi. Solo la Nonnina sapeva a che cosa servissero e i colombi selvatici tanto affamati da beccarli, in genere ne emergevano squittendo e urtando qua e là, (oppure, qualche volta, non ne venivano più fuori).
Adesso tutto era sepolto sotto la neve. Una banderuola dimenticata sbatteva contro l’asta. La Nonnina non approvava il volo, ma alcune delle sue amiche usavano ancora le scope.
— Sembra vuoto — disse Cern.
— Niente fumo — aggiunse Gulta.
"Le finestre assomigliano a occhi" pensò Esk. Ma lo tenne per sé.
— È soltanto la casa della Nonnina — disse ad alta voce. — È tutto a posto.
Il senso di vuoto che veniva dal cottage era così forte che i bambini lo avvertivano. Le finestre sembravano degli occhi, nere e minacciose contro il biancore della neve. E nelle Ramtop mai nessuno lasciava spegnere il fuoco d’inverno. Era una questione di orgoglio.
